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Adesso per me voglio solo gioie
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Mercoledì 12 Dicembre 2012

Vorrei iniziare questa lettera presentandomi, ho deciso di raccontarvi di me, tralasciando i dettagli. Sono una ragazza e ho "un quarto di secolo", l'autoironia mi ha sempre contraddistinta, sono una persona dolce (a detta di quelli che mi conoscono), dietro al mio "parlare a raffica" si cela in realtà una timidezza che fin da piccola ho cercato di affrontare e di contrastare ed ho imparato a farlo appunto con l'autoironia, il segreto della mia intelligenza!

Non ho avuto molte storie, sono una di quelle che crede ancora nel rispetto delle persone, delle loro anime e dei loro corpi. Non ho avuto molte storie, è vero, ma le ultime due mi hanno devastata. Ho provato sulla mia pelle cosa significa essere perennemente controllata, umiliata e sminuita, in ogni momento della giornata.

È la storia di un ex fidanzato che mi ha resa nel giro di un paio d'anni una nullità, una schiava. Avevo perso tutto: io e lui eravamo due corpi, una sola anima e un solo cervello, naturalmente il suo. Presa coscienza della gravità delle discussioni che contraddistinguevano questo rapporto malato, decido definitivamente di reagire a una violenza psicologica terribile e quotidiana. Avevo sopportato abbastanza, avevo rischiato troppo a causa di questo amore malato, avevo messo a repentaglio persino la mia vita. Se provavo ad esprimere con forza la mia opinione, contrastante con la sua, lui premeva il piede sull'acceleratore e fingeva di volere schiantarsi in un muro con l'autovettura nella quale c'ero anche io. Ero terrorizzata. Ero incapace di vedere quella violenza perché quella violenza era impalpabile e invisibile agli occhi degli altri e io ormai ero "abituata" a simili trattamenti. Non è questa forse la forma di violenza più grande?

Un bel giorno lo lascio, non voleva che mi recassi all'università per motivi di studio e questo episodio, che considero banale rispetto alle tante altre cose subite, mi scattare: ora basta! Grazie a Dio lui non mi ha mai più cercata da quel giorno e ora sta con un' altra. La mia anima ha trovato pace? Ehm…no.

Alla fine di questa storia travagliata incontro un ragazzo, a primo impatto un po’ snob come me. Ma qualcosa mi diceva che non era così. Pensavo fosse solo timido e cercasse di nascondere l' interesse che nutriva per me tenendomi a distanza. Era un meccanismo di difesa, forse... Inizio a frequentarlo dopo poco. Se dovessi trovare un termine per definire questa persona la definirei "sfuggente", mi chiamava e poi spariva, mi baciava, mi coccolava e subito dopo diceva di non amarmi e di non illudermi. Non avevo nulla da perdere, io non lo amavo, lo frequentavo solo per evadere, per fare quattro chiacchiere con qualcuno, per uscire e non piombare nel vortice della solitudine, dal momento che la storia da cui uscivo mi aveva resa fragile e sola.

Era ambiguo, avevo la percezione che fosse bugiardo e a tratti non affidabile. Era così solo perché un mese prima aveva perso in un incidente d'auto la sorella di 29 anni. Questo lui raccontava. Può una morte sconvolgere la vita di un uomo e farti letteralmente impazzire? Secondo me si.

Decido dopo sei mesi di frequentazione di lasciar perdere il rapporto di amicizia, l’amore non riusciva a decollare. Decido di parlargli, lo faccio e in quel momento lui dice di amarmi, ma non gli credo. Vedo in quel "ti amo" un disperato tentativo di avermi ancora lì come confidente, amante e amica, come "ancora di salvezza", ma nulla di più.

Contro tutte le mie previsioni, lui inizia cercarmi, a coprirmi delle attenzioni che avrei voluto ricevere prima e così dentro il mio cuore sento che forse ero stata frettolosa nel giudicarlo e che fosse sincero. Ci fidanziamo. Ho trascorso i 3 mesi più belli della mia vita. Mi sentivo amata e la mia famiglia lo amava. Ero felice.

Poi l'amara scoperta: un libretto universitario ficcato tra vecchi libri che riportava voti che non facevano supporre una laurea in psicologia con il massimo dei voti. Chiudo rapidamente il libretto con l'ansia nel cuore, pensando ai mesi in cui non mi fidavo di quest'uomo. Era tutto vero, niente laurea con 110 e lode. Perché mentire su un voto, perché?

Volevo approfondire, volevo guardare in faccia la realtà e con tanta forza e grinta scopro che sentiva, durante in nostro fidanzamento, altre donne e che anche prima, durante la frequentazione "pre - fidanzamento" era impegnato su tre fronti : io, la fidanzata e un 'altra! Spero stiate comprendendo il tutto, perché sembra la trama di una puntata di Beautiful.

Poteva mancare il colpo di scena ? Assolutamente no e ora sono sarcastica! Arriva la confessione : "Io bevo da quando è morta mia sorella". Cosa fare allora? Era disperato, singhiozzava, chiedeva disperatamente aiuto e io in tutto questo non sapevo cosa fare. Aiutarlo o andare via? Ho deciso di aiutarlo , sono passati i mesi, ora dice di stare bene e di non avere più problemi, dice di avere lottato a lungo per sconfiggere il demone dell'alcool dipendenza. Ma sarà vero?

Dopo un anno ancora non conosco la risposta, mille dubbi mi assalgono. Chi è la persona che amo? Fino a che punto si può pensare "all'altro "? Esisto anche io e merito un po’ di serenità!

Bene, oggi, a seguito di una discussione, ho deciso di chiudere anche questo capitolo della mia vita. Malgrado la giovane età sono stanca di donare amore a chi vive nell' instabilità e nella menzogna. Adesso per me voglio solo gioie.


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